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Salviamoci nel 2012 - Gli altri manufatti della Civiltà di Visoko in Bosnia (Parte Prima)
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Gli altri manufatti della Civiltà di Visoko in Bosnia (Parte Prima)

Ossia oltre alle piramidi troviamo anche le sfere, gli stecak e gli obelischi

 

 

TAG: piramidi Bosnia, Civiltà di Visoko, piramidi, archeologia, piramidi bosniache, sfere

 

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Le sfere in pietra sono uno dei simboli della Civiltà di Visoko, autrice delle più famose piramidi presenti nella Valle delle Piramidi di Bosnia o meglio Valle di Visoko.

 

 

Come ho già detto in precedenza, per comprendere la Civiltà di Visoko bisogna spogliarsi del nostro modo di vedere l’attuale società degli uomini.

In questa civiltà scomparsa la spiritualità non era un valore aggiunto al loro modo di vedere, ma la base su cui si fondava tutta la loro società.

Qualcuno potrebbe sorridere pensando a qualche interpretazione in stile “new age” di un certo numero di pietre poste lungo il mio percorso, ma non è così.

 

Secondo questo  genere di persone bisognerebbe anche cercare di comprendere la vita e l’esistenza di un monaco del monte Athos usando i parametri consumistici di funzionalità di un centro commerciale di ultima generazione. Se si utilizzassero tali termini di paragone il monaco in questione verrebbe giudicato solo come uno strampalato personaggio ripieno di superstizioni, ma questo non toglie che molti nella nostra attuale società, basata su altri valori, potrebbe giudicarlo in ogni caso in tal modo.

 

 

 

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Una enorme sfera in pietra simbolo della Civiltà di Visoko non meno delle sue piramidi

 

 

È la stessa motivazione che porta molte persone a ricercare l’oro all’interno delle piramidi di Bosnia, lì dove l’oro e i manufatti preziosi non esistono, perché non sono mai esistiti, in quanto il vero tesoro è un altro. È chiaro che questo genere di archeologi rimane frustrato nella loro ricerca ed alla fine del loro percorso possono addirittura concludere che in realtà questa società non è mai esistita.

 

La Fondazione Bosniaca della Piramide del Sole che sta gestendo gli scavi segue purtroppo questa impostazione consumistica, ma d’altra parte è comprensibile che le finalità di questa organizzazione possano anche essere diverse da una reale comprensione storica del fenomeno e si orientino piuttosto verso uno sfruttamento turistico del sito archeologico, vista la necessità di introiti finanziari per la crescita economica della comunità della valle di Visoko.

 

È per questi motivi, invece di affidarmi direttamente alla Fondazione in questione, proponendomi come un ulteriore volontario per collaborare agli scavi, che ho deciso di rivolgermi ad un pool di ricercatori indipendenti che sembrano magicamente catturati da molti anni dalla civiltà delle piramidi e che ne possiedono una conoscenza profonda.

 

Con loro ho percorso centinaia di chilometri su strade sterrate o mi sono arrampicato su improbabili colline con una strana morfologia piramidale, ma senza mai perdere un colpo. Ogni giorno riportavamo a casa importantissime scoperte delle quali, perdonatemi, non potrò farvi un resoconto completo per non mettere le stesse a rischio.

 

Ma cominciamo a conoscere i miei compagni di avventure. Vi ho già presentato Nenad Djurdjevic, lo storico croato, che ha sempre lottato con l’archeologia ufficiale per disconoscere l’origine medievale dei manufatti della Civiltà di Visoko (il suo sito in lingua inglese: http://www.bosnian-pyramid.com).

 

 

 

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Ecco Nenad con il suo cappellino portafortuna.

 

 

Quando Nenad parte verso una collina, dopo aver ricevuto una soffiata, non lo ferma più nessuno e non si ritorna a casa fino a quando non si è raggiunto lo scopo. Fortunatamente il suo fiuto non sbaglia e ci porta sempre ad un successo, altrimenti potremmo vagare fino a notte fonda senza limiti.

 

Poi c’è Amir Susa, bosniaco mussulmano, uomo di una sensibilità straordinaria e di una capacità di comunicazione insuperabile, oltre che possessore di un senso del humor nero tipicamente balcanico che ricorda molto gli eroi descritti nei film di Emir Kusturica. Lui è sicuramente un eroe per la sua gente, per me è quasi un fratello.

 

 

 

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Questo è Amir sempre pronto agli scherzi. Anche in una ricerca archeologica con lui non ci si annoia mai.

 

 

Sin dai primi anni impegnato negli scavi, è colui che spolvera i miti trasmessi dalla tradizione orale contadina, accompagna gli stessi sui luoghi descritti e coglie sempre nel segno. Guida una Lada Niva super impolverata (dovevate vedere il mio fuoristrada alla fine del tour) in grado di arrampicarsi ovunque con un’agilità inaspettata, ripiena di attrezzi nel portabagagli che rumoreggiano sinistramente ad ogni curva del percorso.

 

Per ultima c’è Sara, nuovo acquisto del gruppo. Ma non poteva mancare una figura femminile che temperasse questa banda di pazzi scatenati sempre in visibilio per pietre lavorate che non avessero almeno 6.000 anni d’età.

 

Sara Acconci è una giovane archeologa laureata a Milano, molto preparata, con vaghe espressioni di rassomiglianza con Lara Croft (quella originale, non quella del film), ma con morbide forme mediterranee al posto delle spigolosità anglosassoni, il che la rende sicuramente più attraente a mio parere. È attualmente la responsabile degli scavi per conto della Fondazione.

 

 

 

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Sara. Mentre la sto fotografando sta già pensando a dove arrampicarsi.

 

 

Sara ha un incredibile intuito che va a sommarsi ad una precisione nella ricerca dei particolari quasi maniacale. È stata l’unica a costruire un catalogo completo dei manufatti ritrovati finora dalla Fondazione della Piramide del Sole negli scavi sulle piramidi, grazie anche all’aiuto di Richard Doyle, geologo inglese, sempre flemmatico nelle sue manifestazioni, ma sempre pronto a perdere la testa dietro a qualche sensuale ninfetta esotica.

 

Lo potete trovare molto spesso nel forum di David Icke dove fornisce sempre aggiornamenti completi sugli scavi ufficiali con lo pseudonimo di truthseeker. Lui sulle piramidi c’è veramente, anche se sulle sue teorie c’è parecchio da discutere.

 

 

 

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Richard e Sara durante la compilazione del catalogo dei reperti ritrovati negli scavi della Fondazione della Piramide del Sole

 

 

Ed ora che avete conosciuto i protagonisti di questo percorso, sicuramente tutti a loro modo un pochino scentrati, possiamo entrare nel vivo della discussione: le sfere e le piramidi.

 

Sì, perché i concetti non possono essere disgiunti.

Secondo le ricerche di Nenad la sfera rappresenta Dio propriamente detto. E quale manifestazione naturale può assomigliargli di più nella sua potenza e luce se non il Sole?

Per questo le sfere non sono mai sfere perfette, ma schiacciate ai poli, proprio come il Sole di cui hanno l’aspetto sferoidale.

 

Proprio così, il Sole, come non tutti sanno, è uno sferoide e non una sfera perfetta e quindi la sua rappresentazione terrena non può che essere così.

Nenad ritiene pertanto che le sfere fossero un simbolo di religiosità esattamente come è per noi la croce o per gli islamici la mezzaluna.

 

Va sottolineato che a queste sfere i contadini locali danno loro un’importanza taumaturgica, tanto che quando nello scavo in giardino o nella coltivazione di un campo, ne emerge una sono subito pronti a piazzarla accanto alla propria casa come un magico trofeo.

 

 

 

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Alcune tra le tante sfere presenti nelle case dei contadini. Queste di dimensioni

decisamente contenute

 

 

Pertanto per reperirne una è sufficiente chiacchierare con i contadini del circondario, sarete subito invitati a bere un caffè dentro la loro casa (caffè turco naturalmente), a mangiare qualcosa, e verrete a conoscenza dei loro crucci, ma anche delle modalità con cui è stata scoperta la sfera e il sito dove è stata trovata. Questi sono dati importantissimi perché dove ce n’è una è probabile che ci sia molto altro, basta scavare. Per cui questa piacevole chiacchierata, oltre a fornire una sosta nella frenetica ricerca, finisce con l’essere estremamente utile dal punto archeologico. Ma bisogna ascoltare bene quanto viene detto senza lasciarsi sfuggire nulla.

 

Non va derisa la credenza contadina della potenza taumaturgica delle sfere e nel prossimo articolo scopriremo perché.

 

La sfera è l’immagine del Dio universale come simbolo dell’inizio di tutto. E 'anche simbolo di
interezza e può essere visto come idea di perfezione. Egli è unico, bianco e puro come il Sole.

Le sfere le trovavamo in origine all’interno del tempio o sui tumuli, ma anche sulle piramidi.

Sì, perché la piramide rappresenta l’espressione di Dio sulla terra  e il più potente strumento nelle mani di Dio, la Porta del Cielo.

 

Sebbene la maggior parte delle persone continuino a credere che le piramidi furono costruite come camere di sepoltura per i morti, non sono mai state trovate mummie all'interno delle piramidi di tutto il mondo e non solo in Egitto.

 

Il rapporto tra sfere e piramidi descritto poco sopra non è un’interpretazione fantasiosa, ma suffragata dalle incisioni presenti sui reperti ritrovati, in particolare su un obelisco ritrovato a Bakici, un villaggio posto a vari chilometri dalla Valle di Visoko e del quale ne discuteremo più avanti.

 

 

 

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La cima dell’obelisco di Bakici che rappresenta una sintesi della cosmogonia della Civiltà di Visoko. Lo sferoide è posto in cima alla piramide nella rappresentazione di Dio, la piramide è ai suoi piedi.

 

 

Nella Civiltà di Visoko queste sfere erano piazzate in cima alle colline nelle loro necropoli. È ovvio che con il tempo e l’abbandono queste siano rotolate sempre più in basso, per cui le ritroviamo molto spesso nel greto di qualche fiumiciattolo o sommerse dalla terra.

 

Alcuni studiosi hanno dato loro anche la funzione di mappe astronomiche (V. Ducic e R. Petrovic, università di Belgrado) ed in effetti la loro superficie presenta spesso delle incisioni che sembrano simulare delle costellazioni presenti nel nostro emisfero, in particolare in una sfera ritrovata nel 1974 vicino al villaggio di Mravinjci nel comune della città di Valjevo in Serbia. Su questa sfera scolpita su roccia naturale si potevano ancora distinguere abbastanza distintamente la Costellazione del Cigno e Cefeo che rendono possibile la localizzazione della Stella Polare.

 

Ma nella maggior parte dei casi le sfere hanno ormai cancellate le loro incisioni o non sono più comprensibili. Anche perché molte di loro erano ricoperte di un intonaco che nel ruzzolare verso il basso si è deteriorato o distaccato.

 

 

 

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Una sfera ritrovata di recente durante i lavori di risistemazione di un giardino.

Purtroppo le condizioni della ricopertura sono pessime e si è distaccata parte dell’intonacatura, ma è ancora possibile intuire dei disegni sulla sua superficie.

 

 

 

Io stesso ho prelevato un campione di parte dell’intonaco ricoprente una sfera, ma staccatosi negli spostamenti e pronto a perdersi, per un’analisi più attenta agli ultravioletti.

 

Nel villaggio vicino a Zavidovici  è presente il luogo con la maggior concentrazione di sfere in pietra mai trovato in Bosnia-Erzegovina. In tale località sono stati trovati decine di sfere di pietra che sono state spostate o rimosse dagli abitanti dei villaggi. Oggi è un parco archeologico protetto e custodito con circa una quarantina di sfere integre o parziali. Il loro diametro varia tra 50 cm e 2 m e sono costituite di vari materiali.

 

 


 

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Parte delle sfere in pietra nel parco protetto vicino a Zavidovici.

 

 


La notizia storica più interessante connessa alle sfere di pietra è sicuramente quella che narra di una inondazione avvenuta nel 1936. Si dice che il giorno era buio come la notte, e che pioveva a dirotto, tanto che i ruscelli e fiumi erano esondati violentemente riportando le sfere in pietra alla luce e facendole ritrovare nei luoghi dove sono ora sono ancora visibili.

 

 

 

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Una sfera che è stata rimossa e piazzata al centro di una fontana a Zavidovici in

un rione popolare.

 

 

 

Ma le sfere non possono essere disgiunte da un altro grande mistero della Civiltà di Visoko: i cosiddetti stecak. Ma di questi e delle sfere parleremo ancora più approfonditamente nel prossimo articolo.

 

 

 

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Ancora una sfera a Zavidovici ed io che faccio da riferimento dimensionale.


 

(continua)

 

Paolo Debertolis – 27 agosto 2010

 

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