
Con questo articolo termina il primo inquadramento riguardante la
Civiltà di Visoko, che appare necessario per comprendere a fondo le
piramidi che ne rappresentano la forma più elevata di espressione.
Abbiamo parlato delle sfere, degli stećak, ed ora parliamo dei simboli
impressi su di essi. Tali simboli si riallacciano solo in parte a quelli
ritrovati in alcune civiltà megalitiche del neolitico, anche se per
certi aspetti potrebbero avere un’origine comune. Ma questa simbologia
potrebbe essere stata anche solo trasmessa acriticamente ai popoli
successivi senza che questi ne comprendessero a fondo il significato.
Un
ringraziamento sincero allo storico Nenad Djurdjevic, che è il
principale ispiratore delle interpretazioni che qui di seguito
ritroverete e che mi ha accompagnato personalmente su tutti i siti che
ho illustrato.
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Quello che appare straordinario e che a questa simbologia
estremamente profonda e complessa della Civiltà di Visoko, pur
tecnologicamente avanzata, non è associata ad alcun tipo di scrittura
(come in altre culture megalitiche), come se questa non fosse necessaria
o fosse appannaggio solo di una casta segreta. Ciò ha creato non poche
difficoltà interpretative agli archeologi ufficiali, abituati a
ragionare con almeno qualche briciolo di scrittura.
Come dicevamo
già, i simboli incisi sui manufatti della Civiltà di Visoko sono tutti
ugualmente di tipo pagano: rosette, spirali e piccole sfere imitanti
grappoli d’uva. Non sono decorazioni, ma hanno un preciso significato
nella cosmogonia della Civiltà di Visoko. Sui manufatti originali non vi
è assolutamente la presenza di simbologia cristiana o mussulmana e ciò
fa già scartare a priori l’origine da civiltà più recenti che abbiano
avuto contatto con queste religioni, cancellando le teorie di alcuni
storici che vedono negli stećak un origine medievale
Uno stećak posto vicino a Bakići. Ben visibili le figure sul lato nord Prendiamo
ad esempio il fiore presente tra le due spirali dello stećak illustrato
qui sopra: è un simbolo esoterico ben noto, già presente su alcuni
manufatti appartenenti a civiltà antichissime.
In tutte le antiche civiltà, perfino in Africa, il gambo o lo stelo del fiore viene paragonato al cordone ombelicale.
Presso
alcuni popoli antichi veniva addirittura conservato il cordone
ombelicale dei bambini, figli di personaggi importanti, perché si
pensava possedesse importanti proprietà, ossia si riteneva che
collegasse il corpo, giunto con la nascita in questo mondo, ancora con
lo spirito.
Quindi il cordone ombelicale rappresenta la
connessione dell’individuo sia con il mondo materiale che con il mondo
spirituale. Se dopo la nascita il cordone ombelicale (lo stelo del
fiore) rappresenta la connessione dello spirito con il mondo materiale,
dopo la morte diventa la connessione dello spirito con il mondo dopo la
morte, ossia il tratto di congiunzione con la vita oltre la morte.
Il
fiore con otto (o sette) petali, a sua volta, è anche il simbolo della
risurrezione dello spirito e di seguito a quel gambo ha quindi un
chiaro significato esoterico, tanto da prendere nome di “Fiore della
Vita”.
La spirale (Spira Solaris) rappresenta l’energia costante
dell’universo e la sua struttura la ritroviamo in ogni cosa animata e
inanimata, dal DNA alla galassia, passando persino per le conchiglie e
l’organo dell’udito. In questo caso rappresenta la connessione
energetica tra la terra e il cielo, inteso come eternità.
Nella
spirale singola si intende un'unica direzione di movimento energetico,
ossia dalla terra al cielo. La doppia spirale indica una doppia
direzione di trasporto di energia tra cielo e terra, come dire “così nel
cielo, così in terra” e quello che troviamo in terra è anche quello che
troviamo nei cieli.
Particolare del “Fiore della Vita” sullo stećak posto vicino a Bakići.Le
due spirali singole scolpite sullo stećak qui sopra, anche se con
senso inverso (destrorso o sinistrorso) rappresentano comunque
un’ascensione, perché singole e perché puntano al Fiore della Vita.
Quello che è importante sapere è che la Spira Solaris nei tempi antichi era anche nota con il nome di Dragone.
Vedremo
che importanza ha questa notizia quando discuteremo dell’obelisco posto
a a Gornji Bakići , che a mio parere rappresenta la “Stele di Rosetta”
della Civiltà di Visoko.
Il Dragone, descritto in questo modo,
evoca la potenza delle forze naturali e l’energia del Cosmo ed è per
questo è presente in numerose culture. Se il Dragone, come simbolo,
richiama l’energia dell’universo, dominare il Dragone significa anche la
possibilità di dominare le forze dell’universo, ossia di poterle
manipolare e plasmare.
La forma piramidale rappresenta, invece, il più potente strumento nelle mani di Dio e Dio è rappresentato proprio dalla sfera.
Dio
si esprime attraverso la piramide o meglio la potenza di Dio si
manifesta attraverso la piramide. Guarda a caso la sfera rappresenta
anche il Sole.
Citiamo a questo punto Carl Gustav Jung, il famoso
psicoanalista svizzero che operò principalmente nella prima metà ‘900.
Egli ampliò la ricerca analitica della storia personale del singolo
individuo, cara a Freud, alla storia della collettività umana. Per lui
l'inconscio non è più solo quello individuale, prodotto dalla rimozione,
ma nell'individuo esiste anche un inconscio collettivo che si esprime
attraverso degli archetipi. Anche lui afferma che nelle credenze delle
popolazioni antiche generalmente l’unica cosa in grado di rappresentare
adeguatamente Dio è il Sole e il Sole è l’unica forma di energia che
permette la vita sulla Terra.
Un altro simbolo interessante posto
a lato dello stećak è il braccio, che sembra fuoriuscire dallo stećak
con la mano aperta e il pollice alzato.

Il braccio inciso a lato dello stećak posto a una decina di chilometri da Visoko.
L’orientamento è secondo la direzione Nord-Sud, con un piccolo scostamento di 3° EstNella
tradizione dell’interpretazione della simbologia antica la mano aperta
con quel pollice sollevato indica una richiesta di aiuto ad alzarsi e
ciò ha molto senso per la funzione dello stećak. È una mano di tipo
“orante”, ossia sta chiedendo qualcosa. Se si vuole, al contrario,
indicare il movimento la mano appare di profilo con il pollice chiuso.
Questa
mano associata ai simboli della resurrezione evidentemente sta
chiedendo di essere aiutata a passare nell’oltretomba e soprattutto è
nella posizione di un eventuale braccio posto nella giusta collocazione
sullo stećak, se consideriamo i piedi rivolti verso la destinazione
dell’energia..
La parola stećak in lingua bosniaca vuol dire
“pietra che sta in piedi”. La denominazione di stećak è la forma più
comune per descrivere queste pietre, ma ci sono molti altri nomi per
indicare lo stećak. Uno tra i più conosciuti è “vječni dom”, ossia “casa
eterna”. Questo perché lo stećak veniva considerato un sarcofago, ma
nella pratica non veniva utilizzato per questo uso in quanto il morto
non poteva essere messo dentro perché la pietra era totalmente piena, e
non vi era un incavo per la salma.
Se poi i luoghi dove erano
presenti gli stećak sono poi stati utilizzati come necropoli in fase
successiva da altri popoli è un altro discorso. Spesso questo accadeva
perché i luoghi dove erano presenti gli stećak in gran numero si
trovavano, e si trovano, in cima alle colline. Inoltre, al di sotto
degli stećak che sono stati spostati non sono mai stati trovati resti
umani, scheletri o ossa anche di animali, ma nuda terra. Quindi la loro
funzione originale non era quella di tombe.
Certo è un bel
mistero che va aggiungersi al problema delle piramidi, che non sembrano
per nulla le tombe di qualche sconosciuto faraone balcanico. La loro
funzione appare piuttosto civile come concentratori di energia.
Un'altra
eccezione che è possibile sollevare a questo punto, e che diventa un
vero dilemma, è se questi simboli connessi alla morte scolpiti sugli
stećak sono originali o sono stati scolpiti in epoca successiva da
civiltà megalitiche giunte in epoca posteriore al confezionamento degli
stećak.
Il tipo di incisione prodotta, ad esempio per il braccio
posto a lato dello stećak, è la stessa di quella prodotta su altri
stećak o su alcune sfere e l’immagine ottenuta non ha rilievo rispetto
al resto della superficie. Ciò potrebbe essere dovuto alla mano dello
scalpellino giunta molti anni dopo alla costruzione dello stećak.
L’ipotesi
non è peregrina in quanto simboli simili li troviamo anche nei dolmen
della Bretagna, che per quanto riguarda il complesso megalitico di
Carnac la datazione è intorno al 4.700 a. C. (sito di Kercado).
L’immagine della scure incisa sul soffitto in un dolmen che ho esaminato nel complesso di Carnac in Bretagna alcuni anni fa.
L’immagine della scure incisa su di una pietra del complesso di San Rocco a Bakići in BosniaDi
sicuro questa simbologia esoterica è rimasta nel sangue della
popolazione locale, come confermato da questo mio ritrovamento in un
cimitero serbo abbandonato, costruito accanto a numerosi stećak.
Le
tombe, ricordiamo legate al rito serbo-ortodosso e quindi puramente
cristiane, presentano a dispetto dell’origine cristiana numerosi simboli
esoterici provenienti dalla civiltà di Visoko, come la Spirale Solis
visibile al centro di questa croce mortuaria piuttosto antica, posta
accanto a lapidi più recenti.
Ben visibile l’immagine della Spirale Solis impressa in questa croce molto antica di foggia tipicamente cristiano-ortodossaGli
episodi storici che modificano le culture si susseguono tuttora in
Bosnia. Infatti, il cimitero in questione con tombe che risalgono al
1700 è stato abbandonato, e il bosco circostante ne ha ripreso possesso
in quanto le comunità di contadini serbi a cui faceva riferimento sono
stati costretti ad abbandonare le loro terre, poste in mezzo ad una
maggioranza mussulmana, dopo l’esito nefasto della guerra per questa
comunità cristiana.
Lo stesso cimitero appare violato e demolito in
più punti dai vandali, ma con chiaro significato politico. Ma così è la
storia e non ci si può fare niente. Spesso i vincitori cancellano i
perdenti costringendoli all’emigrazione, che comunque è sempre meglio
che avviarli alla soluzione finale.
Ancora
il cimitero serbo-ortodosso abbandonato. A lato di una tomba è ben
visibile uno stećak, impossibile da spostare, trasformato in un altare
per le funzioni religiose con una piccola aggiunta di cemento, peraltro
dimostratosi nel tempo molto più fragile del calcestruzzo dello stećak.
Nella foto l’archeologa milanese SaraMa ritornando a noi vorrei sottolineare che la piramide in origine non è una tomba, come lo stećak non è un sarcofago.
E
i simboli disegnati su di essi potrebbero essere ben successivi al
confezionamento dello stećak che appare, ricordo, costituito molto
spesso di conglomerato artificiale, assolutamente indistruttibile
all’azione degli agenti atmosferici.
Ricordiamo, comunque, che il
simbolo più importante per la Civiltà di Visoko è la sfera e la stessa
piramide è meno importante della sfera, in quanto solo canale
energetico.
Sempre a Bakići è presente un complesso denominato della “Cappella di San Rocco”.
La
localizzazione geografica in cui si trova la chiesa insieme ad un buon
numero di stećak è anche chiamata nell’idioma locale "Klisa", che deriva
probabilmente dal termine latino “ecclesia".
La chiesa appare in
parte distrutta è orientata ugualmente a Nord come tutti gli stećak ed è
ipotizzabile che in passato avesse sempre la funzione di tempio.
Inoltre tra la popolazione vi è la tradizione orale che il tabernacolo
non si trovasse nell’abside, secondo la tradizione cristiana, ma in
posizione centrale nella sala principale della chiesa, secondo la
tradizione celtica.
La chiesa di San Rocco parzialmente distrutta. Ben visibile nell’abside l’altare
Come sempre allo sparire di una cultura se ne ripropone un’altra, ma qualcosa rimane e viene riutilizzatoL'ingresso
principale alla chiesa è sulla facciata ovest. Sul lato opposto
all'ingresso è l'abside, ossia disposto ad oriente. All'interno della
struttura l’altare in pietra massiccia composta da due blocchi di pietra
posti su una base. Evidente i diversi materiali dei blocchi.
Gli
storici fanno risalire la costruzione di questa chiesa intorno al 15 °
secolo. Ma il terreno intorno brulica di fregi e pietre con simboli
pagani tipici della Civiltà di Visoko.
È credibile, pertanto, che il
15° secolo si riferisca ad una ricostruzione del tempio nel quale è
stato spostato l’ingresso ed è stata composta l’abside, creando un
orientamento in direzione est-ovest più tipico di una chiesa di
tradizione cristiana, per la quale è stato conservato l’altare pagano.
Esaminando
un fregio appartenente alla decorazione del tempio, forse distrutto
dagli ottomani, ritorniamo alla doppia spirale con il concetto del “così
come è sopra, così è sotto”.
Il fregio staccatosi dal tempio con chiari simboli esoterici della Civiltà di VisokoCome
si vede nel residuo di fregio le spirali energetiche sono intervallate
dalle piramidi che rappresentano i canali di convogliamento dell’energia
nel cui interno troviamo lo stelo e il fiore a otto petali, quindi non
semplici motivi decorativi. O meglio, se si vuole considerare questi
motivi delle decorazioni, queste hanno un significato molto più profondo
che semplici disegni d’abbellimento della chiesa cristiana.
Quindi
non si tratta di simboli cattolici, cristiano ortodossi e neppure
mussulmani: si tratta di qualcosa di estremamente insolito, ripetuto in
più manufatti e di sicuro di molto antecedente alla diffusione di quelle
ultime religioni.
Ancora una immensa pietra precipitata dalla facciata della chiesa zeppa di spirali, piramidi e Fiori della VitaRiassumendo:
abbiamo la sfera, che è il Sole, la piramide, che rappresenta un canale
di convogliamento dell’energia e la spirale che rappresenta l’energia.
Se mettiamo tutto questo assieme cominciamo finalmente a mettere al loro
posto i tasselli di questa civiltà in parte affascinante, ma anche
inquietante per il grado di conoscenze scientifiche raggiunte.
A riprova di questa interpretazione sono i dati raccolti sul campo dal ricercatore inglese Oldfield sulla Piramide del Sole.
Il
Dott. Harry Oldfield nell’aprile 2010 fu in grado di rilevare i campi
elettromagnetici tuttora emessi dall’apice della Piramide del Sole con
una speciale macchina fotografica che utilizza la tecnica del
Polycontrast Interference Photography (PIP camera) (
http://electrocrystal.com/pip.html) e che è in grado di rivelare la radiazione ultrasonica, accumulata nelle piramidi e la sua liberazione attraverso la vetta.
Tutto
ciò ci dice che questo popolo antico non aveva una fede cieca nella
propria spiritualità come in una moderna religione, ma si basava su
conoscenze scientifiche tangibili e non su concetti astratti e
misteriosi, come presenti in altre culture, ad esempio quelle
centroamericane.
Loro sapevano che costruendo la piramide
l’energia veniva convogliata verso l’alto o dall’alto verso il basso.
Sicchè il flusso che scorre dal creatore al mondo materiale continua con
doppio senso di marcia.
Questo è anche confermato dalle
immagini impresse su un obelisco ritrovato nella foresta a Gornji
Bakići, un villaggio posto a vari chilometri dalla Valle di Visoko nel
comune di Olovo e che rappresenta a mio parere la “Stele di Rosetta”
della cosmogonia della Civiltà di Visoko.
L’obelisco ritrovato nella foresta a Gornji Bakići che appare inclinato su un lato.
È evidente la piramide posta in cima all’obelisco sormontata dalla sfera che rappresenta DioLe
conoscenza storica del luogo in cui è eretto l’obelisco è basato sulla
tradizione orale, ossia tramandata da persona a persona dai contadini
del luogo. C’è, pertanto, una leggenda che narra che in quel luogo il re
Tvrtko della Bosnia, nel 14° secolo, è stato ferito durante una battuta
di caccia ed in memoria del fatto fu eretto l’obelisco a perenne
ricordo. Questa è anche la spiegazione accettata dalla maggioranza degli
storici bosniaci e accolta ufficialmente dalla comunità scientifica.
Ma,
se questa interpretazione è vera non si spiega come il re Tvrtko che a
suo tempo ha difeso l'Europa in nome di Cristo contro i soldati
ottomani, frenandone duramente l’avanzata, non si sia pensato di porre
anche una piccola croce su questo obelisco, pieno al contrario di
simbologia pagana.
Il busto di Stjepan Tvrtko IQuesta
interpretazione appare, pertanto, decisamente risibile. Stjepan Tvrtko I
(1338 – 1391) fu un grande re cristiano, fortissimo combattente e
imparentato con le dinastie di mezza Europa. Come è possibile che dopo
una grave ferita non abbia voluto ringraziare il suo Dio con un adeguato
ex voto?
Quindi a parte l’evento storico, che è anche possibile
si sia verificato in quel luogo, la presunta relazione con questo
obelisco appare del tutto errata, anche se la troviamo nei libri di
scuola presenti in Bosnia.
Anche se l'obelisco è stato ufficialmente
classificato appartenente al periodo medievale, ancora oggi la sua età
esatta non è nota. Tuttavia, il suo simbolismo senza dubbio conferma un
ruolo importante per la gente che ha vissuto qui in passato e che tale
simbolismo è tuttora parte integrante della loro cultura.
Come altri obelischi è stato inciso su tutti e quattro i lati. Tra i vari simboli sacri raffigurati
sull'obelisco
troviamo diversi tipi del Fiore della Vita con otto o undici petali, la
Spira Solaris doppia, forse grappoli di uva e la rappresentazione di
una creatura mitica (una testa di cinghiale
con un corpo di
serpente), una impugnatura di spada e uno scudo. E forse questi due
ultimi simboli hanno fatto credere ad un’origine medievale dell’obelisco
facendo trascurare tutti gli altri, d‘altra parte si è dimenticato che
si tratta di simboli antichissimi, ben più del periodo medievale (ma poi
si tratta veramente di uno scudo e dell’elsa di una spada?). Mentre la
testa di cinghiale rappresentata sulle facce dell’obelisco ha alimentato
la falsa credenza che si trattasse di una scena di caccia.
Particolare
delle immagini impresse sull’obelisco ritrovato presso Bakići. La
Spirale Solis si scioglie nella corda indicando che l’energia risale
dagli spigoli dell’obelisco fino a quelli della piramide per giungere
alla sfera che rappresenta Dio Una caratteristica
importante è che come per tutti gli altri stećak l’orientamento è
perfettamente in sintonia con i punti cardinali, con una piccola
variazione di 3° verso Est, come abbiamo già visto per tutti gli altri
manufatti della Civiltà di Visoko. Sappiamo bene che questi 3°
rappresentano la variazione di spostamento del Nord magnetico subito nei
millenni. Ricordo infatti che l’orientamento è sempre sul Nord
magnetico e non sul Nord geografico come sarebbe desumibile se
l’orientamento fosse stato basato solo sulle stelle. Oppure, se
l’orientamento a suo tempo è stato sul Nord stellare, oggi per la
precessione degli equinozi appare spostato.
In ogni caso, qualunque ipotesi si voglia fare, risulta evidente l’estrema antichità dell’obelisco.
L’orientamento del monumento è, come per gli altri stećak spostato di 2-3° verso Est L'unicità
dell'obelisco è caratterizzata da una sommità dominata da una piramide a
vertice piatto a sua volta sovrastato da uno sferoide in parte
danneggiato dalla caduta di un albero abbastanza recentemente. Questo
pesante albero ha danneggiato anche parte della zona sottostante,
provocando, inoltre, il determinarsi di una cospicua inclinazione dello
stesso obelisco.
Tutti i lati e gli angoli della piramide sono
decorati con una corda attorcigliata, un disegno già visto anche su
alcuni stećak, che è collegata in quattro punti alla sfera di pietra.
L’obelisco
appare molto danneggiato sulla sfera e fessurato nel corpo in seguito
alla caduta di un albero su di esso, e che ne ha anche determinato una
forzata inclinazioneGli archeologi ufficiali, in base
alla errata interpretazione di manufatto medievale, hanno respinto tale
simbolismo descrivendolo come mera arte decorativa.
Ma tale
approccio appare superficiale mentre è ben conosciuto che alcuni popoli
antichi utilizzavano questi schemi in funzione di codici simbolici
rivolti alla nostra interiorità e applicavano il concetto che
l'esperienza della geometria sacra è essenziale per l'educazione
dell'anima.
Pertanto gli esperti della Commissione della
Bosnia-Erzegovina per la Conservazione dei Monumenti Nazionali hanno
classificato la creatura mitica raffigurata sull’obelisco come "un
animale con un tronco e grappoli d’uva", descrivendo il resto come dei
decori di nessun significato.
Ma tale figura mitica di un
cinghiale con il corpo di serpente è al contrario conosciuta in Cina
già dai 5.000 a 6.500 prima di Cristo, dove la combinazione tra il
cinghiale ed il serpente rappresentava una divinità e costituiva una
creatura invincibile.
Questa rappresentazione zoomorfologica è
quindi la rappresentazione più antica del Drago in Europa, conosciuto e
venerato anche nel nord della Cina, mentre nella parte orientale della
Cina è rappresentato con la testa del coccodrillo, ma sempre con il
corpo di serpente ed evoca la potenza delle forze naturali. Nelle zone
della Mongolia il Drago era rappresentato sempre con la testa del
cinghiale, ma con il corpo di un uccello. Sono raffigurazioni tutte
reperite comunemente su vasellame dell’epoca.
Il Dragone è quindi
collegato in un certo modo alla Spira Solaris, ma gli stessi esperti
ufficiali hanno classificato la Spira Solaris dell’obelisco come “figura
stilizzata”.
Ancora un'altra faccia dell’obelisco, questa volta più completa.
Anche qui prosegue la profonda fessurazione.Questo
obelisco è proprio come una biblioteca e si potrebbe discutere a lungo
su ogni simbolo impresso che non ha mai una funzione casuale. In ogni
caso le fenditure provocate dall’albero caduto sull’obelisco fa intuire
una struttura cava all’interno. Il che appare come un controsenso in
quanto per fare una struttura del genere bisogna partire da un blocco
unico. Ciò sta a significare che c’è qualcosa nel mezzo, ma sicuramente
non si può demolire il manufatto per scoprirlo e bisogna accontentarsi
di sbirciarci dentro.
Cosa c’è all’interno dell’obelisco?Ma
non sempre i simboli, proprio perché simboli, rappresentano quello che
sembrano. Però la numerologia presente sulle facce dell’obelisco ha un
significato preciso. I numeri di petali del Fiore della Vita è
fondamentale. Undici petali, ad esempio, hanno il significato del
trovarsi ad un passo dalla perfezione, perché il dodici è riconosciuto
come numero perfetto in questa civiltà.
In fondo la simbologia è
per certi versi sovrapponibile a quella degli obelischi egiziani, dove
spesso è rappresentato il dio Ra, il Dio-Sole di Eliopoli dell'antico
Egitto. Emerso dalle acque primordiali del Nun fu portato tra le corna
della vacca celeste, la dea Mehetueret, ed è spesso rappresentato
simbolicamente con un occhio.
In fondo questa simbologia della
Civiltà di Visoko, anche se per alcuni tratti è diversa, presenta
analogie notevoli con quelle dell’antico Egitto.
Ad esempio i
“grappoli d’uva” presenti sull’obelisco erano il cibo preferito dai
defunti nell’antico Egitto, tanto che viene reperito molto spesso nelle
tombe assieme ad altra frutta.
Questo rito si ritiene risalire al neolitico fino a circa 14.000 anni avanti Cristo.
Mentre
il nostro gruppo di studio non è concorde sulla presenza anche di
melograne sulle facce dell’obelisco. Ricordo che anche le melograne sono
un cibo associato ai defunti sin da tempi molto antichi.
La
figura del Drago, ossia l’energia perpetua del cosmo, è la sua
rappresentazione più complessa. La corda è a sua volta una
rappresentazione più semplice della stessa energia rispetto la spirale,
perché la corda è la Spira Solaris che si è disciolta e rettificata
nella corda e che risale nell’obelisco fino agli spigoli della Piramide
per riunirsi nella Sfera. A questo punto il significato di ciò che è
evidente è sempre lo stesso: la piramide è un concentratore di energia.
Indubbiamente la Spiralis Solis si svolge nella corda che risale lungo gli spigoli fino alla sferaPer
inciso, l’opinione di alcuni di noi (Sara ed io) è che l’obelisco non
sia stato finito perché ci sono troppi spazi vuoti su di esso nella
parte più bassa dell'obelisco. È assurdo lasciare questi spazi vuoti
quando si vuole compilare l’intera cosmogonia di un popolo, e di sicuro
in origine era anche previsto di imprimere qualcosa d’altro.
Inoltre,
sembra che più persone abbiano contribuito alla compilazione presente
sull’obelisco. Ad esempio le spirali e i fiori sui quattro lati, pur
nella loro similitudine, sembrano fatti da quattro mani diverse, ciò è
desumibile in base alla diversa profondità dei solchi su di essi (talora
molto più profondi, mentre le figure appaiono più schiacciate ai lati)
e, secondo il mio parere, le facce dell’obelisco potrebbero anche essere
state incise in momenti diversi. Persino le corde sono diverse. Anche
il Dragone appare con conformazione diversa della testa, bocca, occhio e
corpo da un lato all’altro dell’obelisco. Ma su questa ultima
interpretazione non siamo tutti concordi.
Un ultimo sguardo all’obelisco prima di andare. Nella foto l’archeologa Sara e lo storico Nenad.La
domanda che sorge spontanea ora è se questo obelisco sia stato prodotto
dagli stessi costruttori delle piramidi o se sia stato creato da una
civiltà successiva che aveva compreso l’utilità delle piramidi, e ne
aveva proseguito lo sfruttamento. Ma è impossibile dirlo.
Comunque,
chiunque sia stato a costruire l’obelisco, alle piramidi non aveva dato
il significato di tombe, come è stato dato, invece, dalla nostra attuale
comunità scientifica.
Questa domanda può essere ancora ampliata
domandandosi a questo punto a quanto risalgono veramente le strutture
piramidali di Visoko. Ed il fatto che all’interno dei tunnel di Ravne,
il sistema di condizionamento della struttura della Piramide del Sole,
siano stati reperiti dei manufatti tipici dell’Età del Bronzo (stampi
per la fusione) di una tecnologia sicuramente non all’altezza per poter
costruire le piramidi, può suggerire che i tunnel furono abitati da una
civiltà successiva meno tecnologicamente evoluta risalente a quel
periodo, che riutilizzò i tunnel come abitazioni.
Ciò la dice lunga su a quanto tempo fa può risalire la Civiltà di Visoko.
Uno
stampo di fusione dell’Età del Bronzo ritrovato nei tunnel di Ravne.
Immagine tratta dal catalogo dei reperti ritrovati dalla Fondazione
della Piramide del Sole nei tunnel di Ravne a Visoko, compilato dalla
dot.ssa Sara Acconci e dal dott. Richard HoyleTale
ipotesi sembra confermata dai test al C14 svolti su frammenti di legno
ritrovati negli stessi tunnel, datati da due diversi laboratori europei
come risalenti a circa 30.000 anni fa. Tanto che inizialmente si pensò
che i tunnel di Ravne non fossero altro che canali formatisi durante
l’ultima grande glaciazione, cosa difficile da credersi visto i tagli ad
angolo retto dei tunnel secondari, tutti uguali o la presenza di camere
di derivazione da cui si dipartono altri tunnel, anche questi orientati
quasi ad angolo retto.
Residui di legno ritrovati nel terreno estratto per svuotare i tunnel di Ravne nel 2008.
Immagine tratta dall’archivio della Fondazione della Piramide del Sole che sta esguendo gli scavi nei tunnel di Ravne a VisokoL’altra
domanda che ci si può porre è se veramente i costruttori delle piramidi
siano stati in grado di convogliare in qualche modo l’energia oscura
dell’Universo ottenendo una fonte inesauribile di forza. Anche a questa
domanda non possiamo dare una risposta.
Ma, potrebbe essere, visto la magnificenza delle strutture.
Certo
che per chi mi ha accompagnato nella lettura fino a questo punto, a
partire dai precedenti due elaborati che ho pubblicato su questo tema,
non sarà sfuggito quanto bislacco sia stato il tentativo di bollare come
una truffa colossale in salsa balcanica quanto appena illustrato da
parte di alcuni cattedratici anglo-americani.
Certo anche che,
fino a quando non si riuscirà a penetrare nelle piramidi, scoprendo la
motivazione della costante produzione all’interno del complesso di una
vibrazione ultrasonica a 27.000 Hz, di tipo intermittente e cadenzata,
non potremo ritenerci soddisfatti.
Ma posso assicurarvi che sono ormai parecchie le persone che in questo momento stanno lavorando per questo.
E
a questo punto permettetemi anche di firmare con il mio vero nome
questo elaborato, potendo ormai affrontare con sicurezza qualsiasi
dibattito o critica da parte di chi è ancora scettico sull’esistenza di
una civiltà delle piramidi in Europa.
Nei prossimi articoli
illustrerò altre scoperte sulla Civiltà di Visoko, conseguite grazie
alla magnifica collaborazione con lo storico di origine croata Nenad
Djurdjevic.
Paolo Debertolis - 27 settembre 2010
(3 – fine)
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